Il nuovo redditometro: becchi e bastonati

indexBecchi e bastonati.
Oggi, 19 agosto 2013, nella piena selva oscura di una crisi economica che non trova fondo, il Governucolo del Partito Unico vara la versione 2.0 del redditometro.

Una sorta di caccia alle streghe con cui infliggere pene arbitrarie ai cittadini perché, si sa, chi è debole di contenuti, si fa forte con l’arroganza. Una caccia alle streghe nella quale gli evasori veri avranno il ruolo di comodi spettatori dalle loro residenze in qualche principato amico, dai panfili “battezzati” su qualche scoglio sperso nel Pacifico, dalle industrie delocalizzate, dall’ufficio del direttore di banca in qualche paradiso fiscale.

Un affondo ulteriore ai fianchi dell’economia reale, linfa vitale per la crisi economica. Crisi della quale il potere ha bisogno nel momento in cui sente mancargli la terra sotto ai piedi tremanti. In fondo la storia insegna: la Chiesa sul “Timor d’Iddio” ha creato il suo potere millenario e, in tempi più recenti, potentati meno “celestiali” son ricorsi al terrorismo (erano gli anni settanta) o alle stragi di mafia (intorno al 1993) per consolidare o affermare un dominio, evidentemente, non meritorio o lecito.

Infine, ma non ultimo, “grandefratellizare” tutta la cittadinanza può sempre tornare utile. Una sorta di “metodo Boffo” preventivo e a pioggia. Oltretutto, e non a caso, nella versione 2.0 del redditometro sono stati introdotti gli strumenti di conversazione “massiva” (Iphone, Smartphone, tablet, ecc..), non certo come indicatori di ricchezza (ce ne sono modelli acquistabili con poche decine di Euro) ma in quanto unici deterrenti all’instradamento controllato delle menti dei sudditi, operato magistralmente dai media del Partito Unico.

Non sto dalla parte delle conversazioni in rete o, più in generale, per quelle che non presuppongono almeno un piano d’appoggio condiviso per i boccali. Anzi. Mi mancano le mezze nottate passate nella Ritmo D dì babbo dì Girozzi. I vetri appannati, i finestrini a spiraglio, l’Avvelenato o la Locomotiva poco più che soffiate fuori dal mangianastri. Ricordo la stessa profondità d’enfasi che parlassimo di Convergenze Parallele o d’amori primaverili. E soprattutto mai venivamo interrotti da una finestrella che annunciasse un nuovo intruso in chat: al più ci poteva scappare un “effallagirarecazzo”.

Oggi, 19 agosto 2013, penso a chi rinuncia a una vacanza perché “incongrua” e allo stagionale del turismo che perde il lavoro; a chi rinuncia alla nuova Punto e fa riparare la vecchia Prisma dall’amico meccanico, autodidatta del quattro tempi, nel garage sotto casa. Penso all’operaio di Mirafiori cassaintegrato; a chi si farà curare i denti solo da dentisti disposti a farsi pagare in nero; ai bisognosi che non avranno i servizi essenziali perché non ci sono soldi.

Non sto dalla parte del consumismo, sia chiaro. Lo reputo un sistema economico che ha fatto il suo tempo e che vada sostituito, al più presto, da un sistema sostenibile di decrescita che ci indirizzi verso un economia a misura d’uomo, a sfondo sociale e non speculativo e finanziario. Penso che viviamo in una società in cui il denaro è il più grande generatore d’infelicità collettiva e, al tempo stesso, facciamo di tutto perché continui a esserne il padre-padrone incontrastato. Ciò non toglie che rilevi una grande contraddizione in una classe dirigente ottusa, che da un lato è capace di vedere solo la crescita infinita del PIL come fonte di salvezza e di felicità, dall’altra vara uno strumento che mortifica p roprio quella crescita.

Allora mi viene da pensare che ci sia ancora un’altro scopo dietro al redditometro e che sia quello di frustrare e colpevolizzare la gente comune. Quella gente che tutti i giorni paga un prezzo altissimo all’evasione vera, alla corruzione, agli sprechi, alla conclamata incapacità della classe dirigente. Classe dirigente fatta di politicanti così meschini da inventarsi un marchingegno fascisteggiante perché si diffonda un messaggio subliminale che ripeta all’infinito “la colpa non è nostra ma dei cittadini, massa di disonesti”. Siamo vittime e ci vogliono moralmente colpevoli: becchi e bastonati.

E’ un momento bellissimo: c’è da riscrivere la storia e questa volta la scriveremo noi.

By Roberto Movimentocinquestelle Scandicci